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Notizie e opinioni su Trieste

Archivio tag grammi

Smerciava metadone, fermato un ragazzino

Aveva addosso un flacone di metadone da 25 ml, pronto per essere venduto ad altri tossicodipendenti del rione. Un comportamento costato ad un ventunenne residente a Valmaura – M.F. le sue iniziali – la denuncia in stato di libertà con l’accusa di de…

Traffico di droga dalla Slovenia Blitz a Trieste: cinque arresti

In manette cinque corrieri: nascondevano la droga in bocca per trasportarla in Italia. Le Fiamme Gialle triestine hanno sequestrato 30 grammi di eroina, 50 di hashish, 10 di marijuana, 5 grammi di cocaina nonché svariate pastiglie psicotrope …

Coltivava la marijuana in terrazza, denu

Sette piante di marijuana coltivate sul terrazzo in mezzo a erbe aromatiche e gerani. Le hanno scoperte gli uomini della Squadra mobile al termine del blitz scattato l’altro pomeriggio nell’appartamento di un triestino di 34 anni in via Pitacco. Un…

Dalla Slovenia a San Giacomo in cella il

Si chiama Marian Kodermaz, 40 anni, sloveno. Fino a sabato, quando è stato arrestato dai poliziotti della Squadra mobile, la sua attività era quella di trasportare l’eroina dalla Slovenia in Italia. In pratica un pony express che prendeva la droga dai trafficanti di Isola e di Capodistria e poi, in base alle richieste ricevute, portava le dosi
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a Trieste coprendo soprattutto la zona di San Giacomo. Trasporti regolari effettuati sulla base delle ordinazioni.
I poliziotti lo hanno aspettato sabato pomeriggio nei pressi del valico di Fernetti. Lo hanno bloccato e in breve, dopo averlo perquisito, hanno trovato la droga: circa 25 grammi di eroina. Poi, dopo le formalità in Questura, Kodermaz è stato accompagnato in carcere.
Le indagini. A Marian Kodermaz gli investigatori della narcotici coordinati dal pm Federico Frezza sono arrivati dopo l’arresto di Gianfranco Brescia, 30 anni. Brescia era stato bloccato il primo marzo scorso a San Giacomo mentre attendeva in strada alcuni clienti. In tasca gli avevano trovato cinque grammi di eroina e 15 di hashish. In pochi giorni gli agenti sono dunque riusciti a risalire al venditore, Marian Kodermaz appunto.
Ieri mattina l’uomo è stato interrogato dal gip Raffaele Morvay che ha convalidato il fermo eseguito dalla polizia. Con lui era presente il difensore Roberto Mantello. Kodermaz si è avvalso della facoltà di non rispondere: nell’ufficio del magistrato ci è rimasto praticamente pochi minuti. Poi è stato accompagnato in carcere.
Intanto proseguono le indagini per risalire alla rete degli altri spacciatori che a Trieste si rifornivano dallo sloveno. Dai primi elementi è emerso che il giro d’affari gestito da Kodermaz non era ritenuto certo di modesta entità.
Pochi giorni fa in una cabina di una barca ormeggiata al Molo Venezia una giovane donna era stata salvata da un’overdose da eroina. Con lei era presente un suo amico che era stato arrestato. (c.b. – il Piccolo)

Pusher arrestato a San Giacomo

Cinque grammi di eroina e 15 di hashish. Li hanno trovati gli uomini della Squadra mobile addosso a Gianfranco Brescia, 30 anni, arrestato l’altra sera con l’accusa di detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio.
L’uomo, vecchia conoscenza delle forze dell’ordine, è stato intercettato a San Giacomo mentre attendeva in strada
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alcuni clienti. Al posto dei tossicodipendenti con cui aveva appuntamento, però, il giovane pusher si è trovato davanti i poliziotti, intervenuti nel rione proprio a seguito delle segnalazioni di alcuni residenti che lamentavano i frequenti episodi di spaccio.
Trovare le prove dell’attività illecita del trentenne non è stato difficile. Durante la perquisizione, infatti, sono subito saltate fuori dagli abiti di Brescia le dosi probabilmente promesse ad alcuni clienti, appunto 5 grammi di eroina e 15 di hashish. Abbastanza per far scattare l’arresto e il trasferimento al carcere del Coroneo.
Un ambiente, peraltro, che il trentenne già conosce bene. In passato, infatti, Gianfranco Brescia era stato arrestato per rapina, lesioni e rissa. L’ultimo episodio che l’aveva visto protagonista era stato uno scippo ai danni di una donna davanti al supermercato di Borgo San Sergio. Per strapparle la borsetta, il giovane l’aveva anche strattonata e gettata a terra, ferendola.
(il PIccolo)

Aveva 7 pani di hashish da smerciare all

Più di 700 grammi di hashish pronti per essere spacciati a Trieste, probabilmente negli ambienti universitari. Li hanno sequestrati gli agenti del nucleo antidroga della polizia municipale all’interno della stazione ferroviaria. In manette è finito il corriere che stava trasportando l’hashish dal Veneto. Si chiama Roberto De Vivo Barretta, 32 anni.
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È stato arrestato l’altro pomeriggio subito dopo essere sceso dal treno che lo aveva portato a Trieste. Si guardava attorno cercando la persona allaquale avrebbe dovto consegnare la droga.
Gli agenti, che in questo periodo stanno monitorando l’area della stazione ferroviaria, lo hanno fermato per un normale controllo. In tasca gli è stata trovata una «canna» che lui stesso ha definito per uso personale. Ma il controllo è stato subito approfondito e in breve dallo zaino sono venuti fuori sette pani e mezzo di hashish per il peso complessivo di 730 grammi. Tutti marchiati con il nome «Milano» che, nell’ambiente dei consumatori sta a indicare l’ottima qualità della droga.
Interrogato ieri mattina dal gip Luigi Dainotti, Roberto De Vivo Barretta, assistito dall’avvocato Giovanni Di Lullo, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Secondo gli investigatori della Municipale l’uomo era un corriere che trasportava regolarmente, forse anche più volte alla settimana, la droga per il mercato di Trieste. Per questo motivo le indagini – coordinate dal pm Giorgio Milillo – ora puntano alla persona che avrebbe dovuto incontrare il corriere proveniente dal Veneto.
Poche settimane fa in piazza Libertà, praticamente davanti alla stazione era finito in manette un triestino di 20 anni. Era stato sorpreso a cedere dosi di hashish a un cliente poco più che maggiorenne. Addosso allo spacciatore, che nonostante la giovane età ha già collezionato diversi precedenti penali sempre legati alla vendita di stupefacenti, erano state trovate otto dosi di ”fumo”, di un paio di grammi ciascuna. Nella sua abitazione nella zona di Valmaura, poi, erano stati rintracciati e sequestrati altri 40 grammi di hashish per un valore complessivo di circa 2 mila euro. (c.b. – il Piccolo)


«Pasti da fame nelle case di riposo comu

A pranzo cinquantacinque grammi di pasticcio con una leggera, anzi leggerissima, spolverata di parmigiano (appena 5 grammi), e mezza mozzarella. Per cena una decina di tortellini e 50 grammi (l’equivalente di un paio di cucchiaiate) di stracchino. Non è la nuova dieta brucia-grassi lanciata dalla Weight Watcher, ma uno dei menu tipo serviti quotidianamente agli ospiti
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delle case di riposo comunali. Ospiti che, viste le porzioni tanto risicate, finiscono spesso per alzarsi da tavola con lo stomaco semivuoto. E, per evitare di svegliarsi di notte in preda ai crampi della fame, supplicano parenti e amici di portar loro scorte di affettati e dolcetti da ”aggredire” in caso di languorini dell’ultimo minuto.
L’ALLARME A denunciare l’insufficienza dei programmi alimentari adottati nelle residenze municipali – da Casa Serena al Gregoretti, da Casa Bartoli ai centri diurni – è il consigliere di An-Pdl Antonio Lippolis, che sulla vicenda ha presentato un’interrogazione al sindaco e all’assessore ai Servizi sociali Grilli. «Sui vassoi degli anziani arrivano piatti del tutto inadeguati – spiega l’esponente di An-Pdl -. Sia chiaro, non contesto in quest’occasione la qualità del cibo, ma solamente la quantità. Ho fatto delle verifiche negli uffici dell’assessorato: a tutte le pietanze corrispondono delle grammature precise, che derivano da indicazioni fornite dall’Azienda sanitaria. Ed è su quelle che chiedo venga fatta chiarezza. Come si può pensare di sfamare una persona con un cubetto di lasagne e un po’ di formaggio?».
PORZIONI SCARSE Per sostenere la sua tesi, Lippolis sciorina tutta una serie di pesi e misure tratti dalle tabelle alimentari attualmente in vigore. Lì si parla di 60 grammi di tonno (più o meno mezza scatoletta), 40 grammi di latteria, frittate con non più di un uovo e mezzo a testa. E poi, appunto, 60 grammi di latticini (come detto circa mezza mozzarella), 80 di tortellini asciutti (vale a dire non più di decina di ravioli) e 70 grammi di pasta e riso. «Quest’ultima quantità, al limite, potrebbe anche andar bene – continua il consigliere di An-Pdl -. A patto però di poter contare poi su un secondo sostanzioso e non certo su un pezzettino di latteria. E non mi si venga a dire che gli anziani, per vivere di più, devono mangiare di meno. Per molti di loro i pasti sono gli unici momenti lieti della giornata, perché privarli della soddisfazione di alzarsi da tavola appagati? Che non lo siano, lo dimostrano le tante segnalazioni arrivate dai familiari. Gli ospiti delle residenze protette chiedono di portare da casa cartocci di prosciutto e pacchi di biscotti. E in questo modo vengono vanificati tutti gli eventuali benefici della ”dieta” prevista dall’Azienda sanitaria. Non dimentichiamo poi che non tutti possono contare sull’aiuto di figli o nipoti: gli anziani abbandonati a loro stessi, rischiano quindi di non mangiare mai a sufficienza».
COSTI E RISPARMIO Il sospetto, avvertito anche da più di qualche familiare, è che la scelta di servire porzioni piccole piccole sia dettata più dall’esigenza di contenere i costi che da quella di tutelare davvero la salute degli anziani. «Ogni pasto costa all’amministrazione comunale circa 5 euro – prosegue l’esponente di An-Pdl -. Una bella cifra se poi sul piatto finiscono solo quantità limitatissime di cibo, e un ottimo affare quindi per la ditta fornitrice (la Cir Food di Reggio Emilia, che si è aggiudicata l’appalto dopo l’uscita di scena della cooperativa Basaglia a seguito del caso di intossicazione registrata a Casa Bartoli due anni fa ndr) » .
LE SOLUZIONI Di qui la scelta di invitare il Comune a rivedere l’accordo con Azienda sanitaria e Cir Food (che ha attualmente un unico centro cottura proprio a Casa Bartoli, dove prepara i pasti per tutte le strutture comunali), e sperimentare nuove formule in grado di incontrare finalmente il gradimento degli ospiti. «L’ideale sarebbe introdurre il vassoio personalizzato – continua Lippolis -. Una soluzione già in vigore in molte altre città italiane, che consentirebbe di aumentare o ridurre le quantità di cibo a seconda dell’utente che si ha davanti. Cinquantacinque grammi di pasticcio possono magari bastare all’anziano mingherlino che ha problemi metabolici e digestivi, ma di certo non sono sufficienti per chi gode di miglior salute e ha il diritto di gustarsi un pasto come si deve».
(Maddalena Rebecca – il Piccolo)


«Pasti da fame nelle case di riposo comu

A pranzo cinquantacinque grammi di pasticcio con una leggera, anzi leggerissima, spolverata di parmigiano (appena 5 grammi), e mezza mozzarella. Per cena una decina di tortellini e 50 grammi (l’equivalente di un paio di cucchiaiate) di stracchino. Non è la nuova dieta brucia-grassi lanciata dalla Weight Watcher,
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ma uno dei menu tipo serviti quotidianamente agli ospiti delle case di riposo comunali. Ospiti che, viste le porzioni tanto risicate, finiscono spesso per alzarsi da tavola con lo stomaco semivuoto. E, per evitare di svegliarsi di notte in preda ai crampi della fame, supplicano parenti e amici di portar loro scorte di affettati e dolcetti da ”aggredire” in caso di languorini dell’ultimo minuto.
L’ALLARME A denunciare l’insufficienza dei programmi alimentari adottati nelle residenze municipali – da Casa Serena al Gregoretti, da Casa Bartoli ai centri diurni – è il consigliere di An-Pdl Antonio Lippolis, che sulla vicenda ha presentato un’interrogazione al sindaco e all’assessore ai Servizi sociali Grilli. «Sui vassoi degli anziani arrivano piatti del tutto inadeguati – spiega l’esponente di An-Pdl -. Sia chiaro, non contesto in quest’occasione la qualità del cibo, ma solamente la quantità. Ho fatto delle verifiche negli uffici dell’assessorato: a tutte le pietanze corrispondono delle grammature precise, che derivano da indicazioni fornite dall’Azienda sanitaria. Ed è su quelle che chiedo venga fatta chiarezza. Come si può pensare di sfamare una persona con un cubetto di lasagne e un po’ di formaggio?».
PORZIONI SCARSE Per sostenere la sua tesi, Lippolis sciorina tutta una serie di pesi e misure tratti dalle tabelle alimentari attualmente in vigore. Lì si parla di 60 grammi di tonno (più o meno mezza scatoletta), 40 grammi di latteria, frittate con non più di un uovo e mezzo a testa. E poi, appunto, 60 grammi di latticini (come detto circa mezza mozzarella), 80 di tortellini asciutti (vale a dire non più di decina di ravioli) e 70 grammi di pasta e riso. «Quest’ultima quantità, al limite, potrebbe anche andar bene – continua il consigliere di An-Pdl -. A patto però di poter contare poi su un secondo sostanzioso e non certo su un pezzettino di latteria. E non mi si venga a dire che gli anziani, per vivere di più, devono mangiare di meno. Per molti di loro i pasti sono gli unici momenti lieti della giornata, perché privarli della soddisfazione di alzarsi da tavola appagati? Che non lo siano, lo dimostrano le tante segnalazioni arrivate dai familiari. Gli ospiti delle residenze protette chiedono di portare da casa cartocci di prosciutto e pacchi di biscotti. E in questo modo vengono vanificati tutti gli eventuali benefici della ”dieta” prevista dall’Azienda sanitaria. Non dimentichiamo poi che non tutti possono contare sull’aiuto di figli o nipoti: gli anziani abbandonati a loro stessi, rischiano quindi di non mangiare mai a sufficienza».
COSTI E RISPARMIO Il sospetto, avvertito anche da più di qualche familiare, è che la scelta di servire porzioni piccole piccole sia dettata più dall’esigenza di contenere i costi che da quella di tutelare davvero la salute degli anziani. «Ogni pasto costa all’amministrazione comunale circa 5 euro – prosegue l’esponente di An-Pdl -. Una bella cifra se poi sul piatto finiscono solo quantità limitatissime di cibo, e un ottimo affare quindi per la ditta fornitrice (la Cir Food di Reggio Emilia, che si è aggiudicata l’appalto dopo l’uscita di scena della cooperativa Basaglia a seguito del caso di intossicazione registrata a Casa Bartoli due anni fa ndr) » .
LE SOLUZIONI Di qui la scelta di invitare il Comune a rivedere l’accordo con Azienda sanitaria e Cir Food (che ha attualmente un unico centro cottura proprio a Casa Bartoli, dove prepara i pasti per tutte le strutture comunali), e sperimentare nuove formule in grado di incontrare finalmente il gradimento degli ospiti. «L’ideale sarebbe introdurre il vassoio personalizzato – continua Lippolis -. Una soluzione già in vigore in molte altre città italiane, che consentirebbe di aumentare o ridurre le quantità di cibo a seconda dell’utente che si ha davanti. Cinquantacinque grammi di pasticcio possono magari bastare all’anziano mingherlino che ha problemi metabolici e digestivi, ma di certo non sono sufficienti per chi gode di miglior salute e ha il diritto di gustarsi un pasto come si deve».
(Maddalena Rebecca – il Piccolo)


Retata in piazza Oberdan: nascondevano d

Blitz anti-droga delle volanti di notte in piazza Oberdan. A insospettire gli agenti è stata la presenza di un gruppetto stranamente assortito, intercettato vicino alla fermata del tram di Opicina: tre uomini maturi, di cui due chiaramente oltre la cinquantina. in compagnia di una minorenne. I quattro parlottavano tra loro guardandosi intorno come a voler intercettare eventuali sguardi indiscreti.
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Abbastanza per instillare nei poliziotti il dubbio che tra quei quattro fosse in atto lo scambio di qualche sostanza illecita.
L’intervento delle pattuglie ha colto di sorpresa il quartetto, spiazzato alla vista delle divise decise a ottenere documenti e spiegazioni su quella presenza in piazza Oberdan in piena notte. Nessuno tuttavia ha opposto resistenza: consapevoli di non potersi sottrarre ai controlli, tanto gli adulti quanto la ragazzina hanno iniziato a collaborare con le forze dell’ordine.
La reazione più nervosa è arrivata da uno dei tre uomini, un triestino di 35 anni. L’uomo, portato dopo il blitz in Questura, non ha accettato di buon grado le perquisizioni. Il motivo di tanto fastidio è stato scoperto poco più tardi: nella biancheria intima aveva nascosto alcuni grammi di hashish e marijuana. Un comportamento che ha fatto scattare nei suoi confronti la denuncia per possesso di stupefacenti.
Esito negativo, invece, per le perquisizioni a carico degli altri tre componenti del gruppo, tutti triestini come il trentacinquenne denunciato. Si tratta di un cinquantacinquenne con piccoli precedenti alle spalle, e di un uomo di 51 anni, anch’egli già noto alle forze dell’ordine. Uno dei due, tra l’altro, è risultato già colpito dall’avviso orale emesso dal questore.
Gli accertamenti non hanno invece evidenziato alcun precedente a carico della ragazzina. La giovanissima non ha voluto spiegare perché si trovasse con i tre uomini a tarda sera alla fermata del tram di piazza Oberdan, limitandosi a definirli semplici conoscenti. (m.r. – il Piccolo)


Droga a Monfalcone: Martignoni era il corriere della coca

Da bomber a fornitore ufficiale di cocaina ai giovani monfalconesi.Fabio Martignoni, 33 anni, ex cannoniere del Monfalcone calcio, è arrestato nel bar Sant’Ambrogio. L’uomo è stato trovato in possesso di 10 grammi di cocaina …